Sono stati mesi di romanzi. So di essere molto fortunata ad avere tutto questo tempo per leggere, lo faccio con piacere ed ho l’abitudine di scrivere i nomi dei personaggi della storia sulla pagina dove appaiono. A volte torno al punto dove l’autore li ha fatti apparire la prima volta e ne rileggo l’entrata in scena. Tutto insomma mi riporta all’azione teatrale. Ecco la lista, in ordine di preferenza dei libri letti a febbraio.
1. Orhan Pamuk - Il mio nome è rosso (Trad. Marta Bertolini, Semsa Gezgin) - Einaudi
Libro bellissimo, strepitoso, ambientato ad Istanbul alla fine del 1500. Tra i calligrafi, i miniaturisti e gli illustratori c’è un assassino. Storie di colori, di sultani, di caratteri, non solo calligrafici. Per me ha vinto. Il libro più bello letto questo mese. Scritto benissimo e quindi tradotto altrettanto bene, penso. Ho dovuto bissare l’autore, da quanto mi è piaciuto.
2. Nicole Krauss - La storia dell’amore (Trad. Valeria Raimondi) - Guanda
L’inizio quasi beckettiano, l’intreccio, la sorpresa mi hanno fatto amare questo libro. Ben scritto e divertente. Mi sono affezionata ai personaggi e ho tifato per loro. E’ come quando si apre una scatola e dentro ce n’è un’altra e un’altra ancora: allora scarti scarti e ancora scarti perchè vuoi vedere cosa c’è nell’ultima. E poi, esisterà l’ultima?
3. W. Somerset Maugham - Il Filo del rasoio (Trad. Franco Salvatorelli) - Adelphi
Libro delizioso, scritto in maniera superba. Subito dopo averlo finito mi è venuta voglia di vedere almeno uno dei due film tratti da questo plot, soprattutto di vedere come avevano reso il personaggio di Larry: il primo con Tyrone Powell del 1946 e il secondo con Bill Murray del 1984. Poi non ne ho visto nessuno dei due. Ho avuto paura di rovinarmi la mia idea di Larry. Me lo vedo ancora adesso lì davanti a me, appoggiato allo stipite della porta…
4. Orhan Pamuk - Neve (Trad. Marta Bertolini, Semsa Gezgin)- Einaudi

Eccolo il bis, non ce l’ho fatta a non comprarlo, scrive troppo bene Orhan Pamuk, il Nobel se lo è proprio meritato. C’è una poesia dentro questo libro, un senso del colore, c’è lo stile del grande scrittore. Shakespeariano nella messa in scena, si muove nella scrittura come nella neve del titolo. E vedi tutto, sei dentro, con i personaggi, per le strade di Istanbul, nella testa di Ka. Da leggere assolutamente.
5. Margaret Atwood - L’assassino cieco ( Trad. Raffaella Belletti) - Tea

Non avevo mai letto la Atwood e mi perdevo qualcosa, questo libro in realtà ne contiene tre, un mistero giocato su tre piani: con maestria, da grande scrittrice. Un racconto in prima persona, un romanzo pubblicato e dentro il romanzo un altro romanzo ancora. Pensi di essere arrivata alla fine e invece hai ancora tutto da scoprire. Bello.
6. Alessandro Zaccuri - Il Signor Figlio - Mondadori
Ho letto in rete su Carmillla questa recensione di Giuseppe Genna, la cosa mi ha incuriosito. Ho comprato il libro. E’ un libro steampunk. E mi è piaciuto. E’ divertente, a tratti molto ironico e in alcune parti maledettamente complicato. Ma ognuno prende quello che riesce a prendere e ci sono sempre vari livelli di lettura. Sono appassionata di distopie temporali, futuri alternativi e scappatoie nel futuro e per avvicinarsi al genere consiglio di leggere la trilogia di Paul Di Filippo - Steampunk, che un tempo pubblicò la Nord e non so se si trova ancora. C’è una storia con protagonista Emily Dickinson molto divertente.
7. John Updike - Terrorista (Trad. Silvia Piraccini) Guanda
Parte veloce, la storia intriga e tutto scorre. Sono rimasta però delusa dal finale che mi è sembrato come se fosse tirato via, come se ci fossero degli atteggiamenti non risolti, inspiegati. Non ho capito se volutamente o no. Peccato. Se potessi parlare a Updike glielo chiederei.
8. Henning Mankell - Assassino senza volto (Trad. Giorgio Puleo) - Marsilio
Primo libro con protagonista il commissario Kurt Wallander. Non mi appassiono più di tanto alla storia ma seguo la vita del protagonista, la risoluzione dell’enigma passa quindi in secondo piano. Non so se era nelle intenzioni dell’autore ma se trovo il secondo della serie in libreria lo compro giusto per vedere come ha risolto il commissario i suoi problemi personali.
9. Uzodinma Iweala - Bestie senza una patria (Trad. Alessandra Montrucchio) - Einaudi
Buona intuizione di traduzione rispetto a questo libro, lo riempie di forza e di carattere. Storia triste e cupa. Immagini dure rese con parole crude e senza fronzoli. Da leggere.
10. Norman Manea - Il ritorno dell’huligano (Trad. M. Cugno) - Il Saggiatore
Ne avevo già parlato qui.
Libro sull’assenza, sull’esilio, sulla sensazione di assenza e il fuorigioco di posizione. Autobiografia di Manea: scrittore romeno contemporaneo. Huligano è il marginale, il non allineato, l’escluso. Questi sono "anni Huliganici".
11. Jess Walter - Senza Passato (Trad. Alfredo Colitto) - Piemme
E’ un thriller ma senza l’azione che ti porta avanti. Non ti affezioni. Tutto molto di clichè, alla fine non ti ricordi granchè e nessuna immagine ti ricompare nella memoria. Forse solo il periodo è interessante: 1980, anno dell’elezione del presidente Reagan. Ma i personaggi rimangono delle macchiette.
12. Richard K. Morgan - Bay City (Trad. Vittorio Curtoni) - Tea2
Non mi è piaciuto. Noioso, pieno di idee non pienamente razionalizzate. Sono abituata alla fantascienza. Ho letto quasi tutti i libri di Dick, appassionatamente. Troppo caotico, noir ma senza spessore, arrivi ad un punto in cui non segui più la trama, non ti interessa e non ti affezioni al protagonista. Non è Rick Deckard. Non se ne può più di metropoli in decadenza. Ho fatto fatica a finirlo. L’unico di questi dodici. Peccato. Forse ci faranno un film e lo andrò a vedere. Forse il film sarà più bello.