che dire: noi la conosciamo bene!

March 6, 2008


Ch-ch-ch changes…

February 15, 2008

Grandi cambiamenti all’orizzonte…

Intanto ascoltatevi alcuni pezzi dal nostro ultimo live

A presto prestissimo con notizie strabilianti.

Don’t say a word…shhhhh 

cosmopolitani

December 9, 2007

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Il triangolo nero - Da firmare subito.

November 16, 2007

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.

FIRMA L’APPELLO 

prove una volta alla settimana

October 17, 2007
Stiamo facendo le prove una volta alla settimana, è un po’ pochino rispetto ai nostri ritmi. Ritmi che a volte arrivavano persino a settimane intere insieme. Ma i gruppi sono un po’ come le "storie d’amore": c’è un periodo d’innamoramento che coincide con il periodo più creativo di solito, un periodo di perfezionamento e di convivenza a cui fa seguito, sempre solitamente, un periodo di stanca, di fiacca, di fatica a "vedersi", di concentrazione su "altro". Ecco, noi siamo in questo periodo e dobbiamo darci da fare per ricominciare. No, per adesso, non molliamo.

oggi, alla marcia contro il rigassificatore

October 13, 2007

watteau, la tragedia della società

October 9, 2007

 

Studiando la Storia dell’Arte mi imbatto in Antoine Watteau, pittore del primo Settecento; il quadro qui sopra è "Gilles" del 1718, che sicuramente ho anche visto dal vivo, al Louvre, ma non ne ho ricordo. Lo sguardo di Gilles è la tragedia di tutta un società, l’isolamento, la caduta. Watteau è stato poco capito dai contemporanei, chi abita un’epoca di transizione rimane spesso incompreso, un precursore non trova pubblico adeguato. Eppure di nuovo guardo e riguardo lo sguardo di Gilles, c’è qualcosa di moderno, di attuale, pur rispettando con precisione tutti i canoni pittorici della pittura settecentesca. Malinconico Watteau.

Prove e giochini

October 1, 2007

Un editor di foto in rete con tanti effettini scemini per divertirsi: prende le foto direttamente da Flickr se vuoi, fornisce "speedy html" per pubblicare sul tuo blog o dovunque hai uno spazio gli artefatti così fatti, fa infine tutte quelle cose che si fanno adesso con le foto digitali. Ecco the brave pig con cornice grape. Ah, oggi abbiamo fatto le prove. Abbiamo cantato tutte le canzoni che era tanto che non cantavamo, i "lati B", gli inediti, i foglietti di carta, i bloc-notes. Tutti i pezzi che non ci sono nel "Greatest Hits". Spaziose. Tante. Variegate, come l’amarena nel gelato.

Lost 5

September 25, 2007

 

 

Cihlar, una passione nata a Praga

September 20, 2007

 

Michail Cihlar è un pittore nato a Praga nel 1960, abbiamo visto una mostra bellissima laggiù con i suoi disegni, pitture, illustrazioni e molto altro. La campagna pubblicitaria per il restyling dello Zoo di Praga è stata commissionata a lui. Grandissimo illustratore. Ci siamo innamorati dei suoi animali. In rete non si trova molto ma dal vivo i suoi disegni sono bellissimi.

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